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Ultima rilevazione dalla stazione di Kala Patthar (5545m): 2010-03-12T01:00:00 (UTC/GMT: +5.45) -- Temperatura esterna: -9.38 °C -- Umidità: 2.63 % -- Vento direzione: 262.26 > -- Vento intensità: 2.03 m/s -- Pressione: 514.21 hPa -- Radiazione solare globale: 0.00 W/m2 -- Radiazione UVA: 0.00 W/m2

Cassin e la sud del Lhotse (3)

La scorsa puntata si era chiusa con Leviti e Barbacetto scampati per miracolo alla valanga che aveva spazzato il campo 3. Saputo che comunque i due erano sani e salvi l'ordine di Cassin era stato perentorio: tutti al campo base.




E li gli interrogativi sono molteplici. Due valanghe hanno funestato la spedizione. Il maltempo non ha mai abbandonato gli italiani. E' prudente andare avanti? Per il momento ancora non si sa quanto materiale sia rimasto. Bisogna attendere una finestra di sereno per salire e controllare.

La decisione spetta a Cassin. Lui è il capo, più vecchio ed esperto. Ha vissuto avventure al limite della resistenza in montagna. E qualche amico l'ha anche perso.

Si vivono così momenti di tensione al base. Ma, una volta fatto l'inventario e verificato che nonostante le perdite c'è ancora abbastanza materiale, si giunge ad una decisione. Non più la sud del Lhotse ma, dalla quota di campo 3, la traversata Lhotse-Nuptse attraverso il ghiacciaio del Khumbu.

La scelta del da farsi sembra rianimare nuovamente l'intero gruppo. Tutti si danno da fare per organizzare al meglio le cose e l'attività è febbrile, complice anche il meteo, che regala due giorni di cielo sereno.

Ma evidentemente il 1973 per Cassin dev'essere un anno "maledetto". Allorchè la spedizione ha ultimato i preparativi e si appresta alla traversata il tempo si guasta di nuovo. Nevica ininterrottamente per un giorno e una notte. Al risveglio la montagna è ricoperta da un manto di almeno 60 centimetri di neve.

Tentare l'impresa in queste condizioni sarebbe troppo pericoloso. Due valanghe sono già state viste fin troppo da vicino. Come se non bastasse dalla radio giunge una notizia tragica.

Una valanga sul Nuptse ha travolto la spedizione che stava tentando la salita dalla via normale, un tracciato relativamente semplice, e che tra l'altro si sviluppa quasi interamente su cresta.

Due uomini sono dispersi e le speranze di trovarli vivi sono poche. E Cassin li conosceva, avevano condiviso qualche giorno a Kathmandù e al campo base.

Da qui la definitiva rinuncia. Pian piano vengono recuperati i materiali e gli uomini fanno la spola fino a fondo valle per le comunicazioni con l'Italia e gli accordi con i portatori. Tutti gli uomini che avevano voluto e sostenuto la spedizione si dimostrano vicini a Cassin.

E gli elogi sono comunque tanti, tenendo conto che la parete è difficile e ancora inviolata. Ed è strano pensare che per il capospedizione, giunto all'età di 64 anni, questa rappresenti la prima rinuncia ad un'impresa alpinistica.
 
Massimiliano Meroni