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"Sfursat", il caldo sapore della tradizione

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Un vino "potente assai". Così Leonardo Da Vinci definiva lo Sforzato di Valtellina, un rosso di carattere, dal profumo ampio e dall'alto tasso alcolico (14 gradi). Rientra nella categoria dei vini speciali, per via dell'appassimento dell'uva, dalla sua qualità, e delle caratteristiche che assorbe dalle terre di montagna su cui cresce.

 

Lo Sforzato, o in dialetto locale "Sfursat", è un antico retaggio di quei vini chiamati dagli storici “greci”, per il loro metodo di fabbricazione che consisteva nel lasciare le uve ad appassire al sole su canne o stuoie di vimini. Le cronache antiche parlano del vino dal 1500 fino ai giorni nostri, e tanti sono i nomi famosi di scrittori che cantano le sue lodi.

I vigneti crescono sulla sponda destra del fiume Adda, tra Ardenno e Tirano, in provincia di Sondrio, su terreni declivi e di natura brecciosa, ben esposti, sopra i 600-700 metri.

Il vino proviene per il 90 per cento dal vitigno nebbiolo Chiavennasco, e per il restante 10 per cento da vitigni autoctoni (pignola, tossola, prugnola), pinot nero, merlot.

Al gusto è asciutto, caldo e vellutato, di sapore aromatico, strutturato e pieno. Il profumo è persistente, caratteristico, talvolta rivela netti sentori di prugna secca.

Per gustarlo fino in fondo conviene accompagnarlo con il grana o formaggi stagionati locali, oppure con carni rosse e selvaggina. Naturalmente niente di meglio che portarlo in tavola con un bel piatto di pizzoccheri fumanti o di sciatt, leccornie da golosi, in perfetta tradizione valtellinese.

Valentina d'Angella

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